Domenica 4 gennaio 2004
Personaggi. Cheryl Porter regina del gospel alle nozze del tenore
Ho cantato per Pavarotti
di Nicoletta Martelletto

Nicoletta Mantovani e Luciano Pavarotti all'uscita dal teatro comunale di Modena dove si sono sposati il 13 dicembre 2003. Alle loro nozze, sia in teatro che poi al ricevimento, è stata invitata come cantante solista Cheryl Porter, che si è esibita con il coro IDMC Gospel Choir of London. "Un'esperienza incredibile: il Maestro mi ha sorpreso con questo invito e poi mi ha baciato la mano al ricevimento" racconta la Porter

Montecchio Precalcino. Al volo, dopo un mese senza respiro, con una media anche di due concerti al giorno, Cheryl Porter va presa così: al volo verso l'aeroporto di Venezia dopo l'ultimo gospel di questo gennaio 2004. Sta per tornare a casa, a Chicago, Illinois: il lutto di un'amica, la voglia di rivedere la mamma (il papà è morto 15 anni fa), la sorella Angela, i due nipotini, il bisogno di staccare dal microfono per un po'.

Cheryl ha solo 31 anni e una vita musicale intensissima, almeno negli ultimi sette anni, da quando ha messo radici in Italia. Nel 1990 ha ricevuto una borsa di studio per studiare lirica alla Northern Illinois University. Nel '92 è risultata la migliore concertista a Chicago. Ha partecipato da cantante lirica a numerose opere negli Usa. Abita nella campagna vicentina appena a nord di Vicenza: "Mi trovo benissimo qui, è riposante, un rifugio. Ho cantanto, credo, ormai in tutti i paesi del Vicentino. Io e Guido ( Torelli, il marito padovano, ndr ) siamo felici di questo luogo".

Un flirt sbocciato durante un concerto a Padova, dove Torelli - che di mestiere sarebbe ingegnere elettronico - suonava il contrabbasso. "È diventato amore, tre anni fa mi ha convinta al matrimonio. Il suo è sempre l'applauso che preferisco" ammette Cheryl. Simpatica, comunicativa, pasticcia in italiano con uno slang morbido, almeno quanto i suoi movimenti.

Possiede una voce generosa, dirompente, fluttuante nelle alchimie del ritmo. Agli esperti evoca Sara Vaughan. Più recentemente l'hanno paragonata alla regina del gospel, Mahalia Jackson. Dicono sia dotata di un intuito musicale e di una facilità interpretativa che l'hanno portata a lavorare a fianco degli artisti più diversi: da Paolo Conte a Katia Ricciarelli, da Tito Puente a Marshall Royal.

Ha cantato per Dave Brubeck, Bob Mintzer, Hal Crook, per Ron Modell, David Crosby, per la pop star Mariah Carey. Come corista compare in numerosissimi cd (perfino con Fiorello), ma il suo nome lo portano almeno dieci album di gospel e blues. Ha costituito il coro International Gospel Messengers con gli allievi della scuola musicale vicentina Thelonius: dirige il Festival internazionale gospel di Castel Brando in provincia di Treviso, partecipa a seminari, corsi, sperimentazioni di ogni tipo. Ma soprattutto canta. Ed è così che la sua giovane leggenda è arrivata all'orecchio di Big Luciano.

"Un giorno Nicoletta Mantovani mi chiama e mi chiede se posso cantare alle nozze. Non ci credevo" sintetizza Cheryl. Pavarotti l'ha voluta alla guida di un coro gospel di Londra al matrimonio celebrato il 13 dicembre scorso a Modena, al teatro comunale.

- Com'è andata davanti a Pavarotti? Emozionata?
"So che altre volte il Maestro aveva cercato di venire ad un mio concerto ma non c'era mai riuscito. Abbiamo amici comuni. Stavolta mi ha proprio ingaggiata: è stato un momento straordinario. Ho cantato da solista quattro brani, tra cui "Oh, Happy Day" dopo le nozze. Erano tutti e due emozionati ed io più di loro. Ero a fianco di Bocelli, che ha eseguito L'Ave Maria di Gounod".

- E poi al Palawedding di Modena per il pranzo cosa è successo? Un settimanale femminile ti ha chiamata "la scatenata Cheryl".
(...ride) "Ooooooh, ma quale scatenata. Ad un certo punto hanno cominciato a suonare, non si poteva stare fermi. Sono saliti sul palco Tony Renis, Zucchero, Bono degli U2... mi hanno chiamata e io via, a duettare con loro. Con Bono ho cantato All I want is you... che giornata, cielo! Alla fine il Maestro mi ha baciato la mano, mi ha detto che ci risentiremo presto".

- Sei reduce da un mese di gospel in tutt'Italia.
"26 concerti filati. Anche in luoghi non religiosi. Noi portiamo il vangelo cantando. Dicembre è un mese magico per questo. Ho cantato molto con un gruppo di 13 artisti di Chicago ed Atlanta".

- Perché questo genere ha una presa così forte sul pubblico? Una moda?
"Io credo che questa musica è un modo di lodare il Signore, un modo molto diverso da quello tradizionale europeo della musica sacra. Il mondo crea strade diverse per esprimersi. La gente ai concerti dice che viene fuori qualcosa in loro che non avevano mai sentito prima. Il gospel è gioia, è sentimento, espressione di vita e di ringraziamento. Io nasco tra spartiti lirici: ma cinque anni fa in Europa ho capito come il gospel fosse una musica fortemente comunicativa. Sono rimasta impressionata dalla fame del pubblico per questo ritmo: la gente alla fine piange, viene a dirci che ha provato emozioni. Penso che tutto questo è la magia del gospel. Anche se non tutti capiscono le parole, la musica parla".

- Tutti i gruppi che girano di questi tempi sono bravi allo stesso modo?
"Alcuni mi piacciono, altri un po' meno. Io che sono di cultura afroamericana devo chiarire che questa è musica sacra e che se dentro non c'è Dio non è gospel. Ho collaborato anche con frate Michael Daniels di Lonigo proprio perché anche lui ha una finalità spirituale e non commerciale. Ci sono gruppi che invece puntano solo ad esibirsi e questo non funziona".

- Com'è avvenuto il transito dalla lirica al blues e al gospel?
"Ho studiato lirica italiana e tedesca, ma non pensavo mai di avere una grande voce. Da ragazza proprio no. Poi per caso hanno cominciato a chiedermi di cantare le canzoni della mia cultura ed ho visto un interesse straordinario: ho cantato con la Ricciarelli e altri artisti, ma ad un certo punto qualcosa dentro è cambiato. Ed è cominciato il lavoro col gospel".

- Di tutti quelli con cui hai collaborato, chi ti ha lasciato una traccia più forte?
"Forse Paolo Conte. In Italia è la persona con cui ho cantato meglio, una cosa incredibile, un grande della storia della musica italiana. Una musica così diversa dalla mia ma così affascinante e vera..."

- A cosa stai lavorando?
"Ad un progetto con archi e orchestra: vorrei fare ancora musica sacra. Io sono di origine battista dal punto di vista religioso, ma trovo che la musica non ha confini di confessione e voglio esplorare la comunicazione sacra. Pensa che non ho mai creduto molto nelle mie possibilità, adesso invece sono qui che giro tutto il mondo. Che dono avere una voce.... In marzo sarò a San Martin, nei Caraibi, per un festival internazionale di musica sacra. Un'esperienza del genere l'ho fatta in Irlanda all'inizio di dicembre. Poi ci sono altre incisioni, la terza edizione del festival di Castel Brando... pensa che lo scorso anno sono venute 6 mila persone da tutto il mondo a sentirci o a partecipare ai seminari. Incredibile".


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Un momento del ricevimento, quando molte delle star ospiti hanno cantato per gli sposi: qui vediamo Bono e Zucchero dedicare una canzone a Nicoletta.
Un'altra immagine: al fianco di Bono e Zucchero, Maria Grazia Quaranta (sinistra) e Cheryl Porter (destra)
Andrea Bocelli durante il ricevimento, assieme a Cheryl Porter. Bocelli è intervenuto nel corso della cerimonia cantando l'Ave Maria di Gounod

 

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